sabato 1 maggio 2010

LE RIFORME: CHI NE PARLA E CHI LE REALIZZA

Quando i politicanti del centro-destra o del centro-sinistra, o dell'UdC, o dell'IdV, vogliono cercare di imbambolare il pubblico, parlano di riforme. Questa sembra essere la parola magica: “riforme”. Significa tutto o niente, ma visto che siamo in Italia significa poca roba. Questo è infatti un popolo di gran chiacchieroni. C'è gente che, a forza di chiacchiere, è stata buttata fuori dal parlamento: i rifondaroli ed i loro amichetti più o meno rossi, più o meno verdi. Siamo un popolo di chiacchieroni, infatti in parlamento abbiamo quasi novecentocinquanta soggetti, che per professione di fede, peraltro strapagata, parlano, parlano e parlano. Per ogni sessantamila abitanti, c'è un parlamentare, che si parla addosso. Poi ci sono sindaci, presidenti di giunte, consigli comunali, provinciali, regionali, e finanche di circoscrizione. Tutti che parlano di riforme, senza sapere cosa stanno dicendo di preciso. Le riforme in Italia sono come il ponte sullo stretto di Messina: se ne parla da oltre sessanta anni, e non certo gratis. Mentre noi parlavamo del ponte sullo stretto di Messina, francesi e britannici hanno costruito un tunnel sotto la Manica, che è decisamente più lungo, decine di volte più lungo del ponte che peraltro non c'è ancora. Ci sarà? Lo faranno? Finora si è detto: non facciamolo, perché la Sicilia deriva. A quest'ora la Sicilia sarebbe dovuta arrivare in Africa. Si vede che, se si muove, lo fa molto, molto lentamente. Ma, bando alle italiche ciance, e parliamo di chi le riforme le ha promesse e le sta realizzando: Obama. Quasi contro tutti, è riuscito ad imporre una riforma della sanità, che garantisce l'assistenza a moltissimi poveri. Forse non a tutti, ma è un gran passo avanti. Gli americani, che hanno eletto a gran voce Obama, adesso lo criticano. Perché gli americani sono strani: se non fanno due o tre guerre contemporaneamente sono tristi, sanno di essere grassi, ma mangiano come maiali, detengono tutti due o tre mitragliatori pesanti, per difesa personale. Ora Obama vuole andare all'attacco delle fottute banche, super-banche, che hanno innescato la crisi economica, concedendo mutui a chiunque. Obama, se avesse tempo, sistemerebbe anche la Grecia, che ha giocato con i titoli più tossici disponibili, ed ora ci piange addosso. In Grecia, i dipendenti pubblici hanno sedici mensilità; forse sarà ora che si accontentino di quattordici. Obama è troppo forte, ma ora qualcuno dubita che sia americano: troppo scuro di pelle? Lo avessimo noi un Obama. Noi abbiamo Berlusconi, Fini, Casini, Bersani, D'Alema, Di Pietro e tutta la masnada dei masnadieri di tutti i partitini e partitoni. Tutti a parlare di riforme della Costituzione, ma anche contro la riforma della Costituzione. Calderoli ha fatto fuori tonnellate di leggi, ma ne abbiamo ancora diecimila. Trovate qualcun altro che abbia diecimila leggi! Quella di Calderoli è stata l'unica riforma concreta, ma quasi nessuno se ne è accorto. Potremmo eliminare le province, ma i partiti non possono rinunciare a tutti quei posti di potere, che si tramutano in voti. Chi vuole veramente eliminare le province? Nessuno! Come la TAV: chi è veramente favorevole, e chi è veramente contrario, a parte quelli che non vogliono che i nuovi treni attraversino i loro salotti e le camere da letto? I politicanti italiani sono favorevoli e contrari a tutto, nello stesso momento. Chi vuole il federalismo fiscale? La Lega di sicuro, ma a chiacchiere non è che il PD sia contrario. Allora come mai non lo realizzano? Nel frattempo, continuiamo a buttare soldi per pagare i consigli provinciali, a fare quelle stupide dichiarazioni dei redditi, modello 730, a pagare il campeggio perenne agli zingari, a dipendere dalle lune di Marchionne, e tante altre stupidate. Perché dichiarare proprietà e redditi già noti all'agenzia delle entrate? Perché non ci scontano alla fonte i mutui, gli scontrini e gli altri oneri deducibili? Perché questo popolo bizantino cerca di fregare il prossimo, pretendendo che tutti conservino qualunque scarabocchio? Tutto per la soddisfazione di multare il contribuente a distanza di anni. Giova ricordare che, dopo la Grecia, il Portogallo, la Spagna e l'Irlanda, siamo soci privilegiati del club degli euro-sfigati. Termini Imerese tornerà ad essere un paesino nel deserto, e tutti (eccetto quelli che ci abitano) se ne fregano. Lo Stato non potrebbe costruirci motocicli, motorette, motozappe e motoseghe? Lo Stato imprenditore è defunto da decenni, ed è stato sostituito dallo Stato dei rubagalline, di quelli che partecipano ai convegni, di quelli ai quali paghiamo pure il portaborse, di quelli che comprano a prezzi scontati immobili nel centro di Roma.

mercoledì 21 aprile 2010

UN EYJAFJALLAJOEKULL PICCOLO PICCOLO

Quel personaggio fin troppo freddo e precisino, post-fascista al punto di essere un difensore ad oltranza dei “migranti”, ci ha messo due anni a capire che Berlusconi gli ha tirato un pacco. Con quel suo faccino sempre abbronzato, con quel suo presenziare a tutti i convegni, sensati o insensati che siano, con quell'aria da “terza carica dello Stato”, ha quindi cercato lo scontro frontale con il cavaliere. Forse Fini dopo due anni ha capito che Bossi ha fatto bene a non far confluire la Lega in Forza Italia. Forse ha finanche capito che il PdL è Forza Italia. AN si è sciolta, Forza Italia no: ha solo cambiato nome. Queste cose, che quasi tutti gli italiani avevano già capito da tempo, forse ora le ha capite anche Fini. Ha capito di avere barattato un partito neppure piccolo con una carica istituzionale, con la quale ci può fare la birra, perché in Italia conta la politica, non le istituzioni. Bossi non è confluito, ma ha stravinto al nord, a volte battendo il PdL. E Berlusconi lo elogia, dicendo “è il mio solo alleato”. Ma se il senatur è il solo alleato fidato, il buon Gianfranco cos'è? Un maggiordomo, un usciere? Dopo aver sciolto AN, ora Fini vorrebbe rigenerarla, ma l'annessione politica funziona come l'interruzione della filiera del freddo per i surgelati: dopo non li recuperi più. Se Fini andasse a far la spesa, e non ci mandasse la servitù, saprebbe che, se lasci scongelare i gelati, poi li mangi sfatti o li butti. Ma lui non va a far la spesa, ed allora ha convocato tutti i suoi ex tirapiedi. Una cinquantina di loro ha teso il braccio in un saluto romano al ducetto bolognese. Altri settantacinque hanno invece adoperato le mani per gesticolare in maniera molto meno accondiscendente. Tra questi settantacinque, ci sono, sfortunatamente per Fini: La Russa, Gasparri, Matteoli ed Alemanno. Mica roba piccola. Hanno detto che di fare un partito nel partito non se ne parla; ed inoltre hanno promesso che il numero dei lealisti salirà a cento. Che percentuale avrebbe allora Fini nel PdL? Forse meno del 15%. In più, i cinquanta fedeli al ducetto bolognese rischiano serie ritorsioni. A dire il vero pure lui rischia di ritrovarsi ex presidente della Camera. O crede di brillare di luce propria? I suoi ex colonnelli hanno capito da tempo che Berlusconi è più forte. Fini non può tornarsene dalle vacanze tutto abbronzato, per dirci che quell'altro è un dittatore. Berlusconi piace agli italiani ed alle italiane perché non è cervellotico, ma non è certo fesso. Non è un politico di professione, a differenza di Fini, D'Alema, Fassino, Bersani, Casini e tanti altri. La gente odia i politici di professione più di quelli che non si presentano ai processi, perché la gente non ama smodatamente neppure i magistrati. Altrimenti Di Pietro sarebbe premier. Berlusconi ha messo qualche soldino da parte, ma chi non lo avrebbe fatto al posto suo? C'è qualche politico da porre sul piedistallo, quale simbolo dell'onestà, della giustizia e della torta di mele della mamma? C'è qualche parlamentare che non abbia fatto fortuna, rubando quei diciassettemila euro al mese, oltre al resto? Berlusconi piace quasi a tutti, Fini quasi a nessuno: non c'è battaglia. A Gianfranco conveniva fare il bravo, e continuare a fare il presidente della Camera. Piace a pochi, e tra questi pochi ci sono degli strani sinistrorsi, progressisti salottieri e borghesi, passacarte pigiatasti, mai lavorato in fabbrica, che hanno votato contro il centro-sinistra, perché odiavano ed odiano Berlusconi! Si può essere più scemi?

martedì 20 aprile 2010

LE COSIDDETTE ESTERNALIZZAZIONI

Non lavorassimo alle Molinette, proveremmo disagio e disappunto nello scoprire, transitando davanti ad un’edicola, che a carico del nostro direttore amministrativo sia già stato aperto il secondo fascicolo in Procura. Ma alle Molinette la Finanza è di casa, al punto che molti pensano sarebbe il caso di ospitarli in pianta stabile. Risparmierebbero un sacco di chilometri. Poi leggiamo sulla rassegna stampa che questa volta si tratta dell’appalto Gemeaz, e ci atteggiamo a quelli che se lo aspettavano che prima o poi qualche personaggio illustre sprofondasse in quella palude. Quelli di noi che hanno più di dieci anni di servizio ricordano la “nostra” mensa, e si chiedono ancora come mai sia stata appaltata la ristorazione. Non si mangiava tanto male, era gestita dall’azienda, e ci saremmo evitati di strapagare quella palazzina. Non era il caso di esternalizzarla, ergo: si sente ancora adesso odor di mazzette! A dire il vero potevamo fare a meno anche del parcheggio multipiano, ma destra e sinistra lo hanno voluto fortemente. Forse ci ha guadagnato solo la GTT. Non gli alberi che sono stati abbattuti, non gli ammalati che non hanno più un giardino, neppure i giardinieri che sono stati a loro volta dismessi. Prima parcheggiavamo in mille, sotto gli alberi. Ora c’è la coda in entrata, come se ci fossero i saldi tutti i giorni. Non ci stupiamo che la ditta appaltatrice cambi continuamente nome, né che faccia finta di avere un contenzioso con le Molinette, che finge di averne uno di pari entità monetaria con la ditta. Questo sistema di esternalizzazioni selvagge assomiglia alla calciopoli secondo Moggi: tutti “interessati” al business, quindi tutti colpevoli o tutti innocenti. Il punto è che, se nessuno finisce in gattabuia, viene da pensare che il delitto renda. Però, alla fine del ragionamento, consideriamo altresì i posti di lavoro che la ristorazione appaltata comporta. Le poverine si trovano a dipendere da una ditta mutaforma, che potrebbe a sua volta avere dei “problemi” con la giustizia. La nuova sanità regionale dovrebbe quindi farsi carico delle situazioni nelle quali nessuna ditta esterna si offra di subentrare alla Gemeaz di turno nelle esternalizzazioni in corso.


mercoledì 7 aprile 2010

MOLINETTE: NON SOLO MAZZETTE

I trapianti di cuore, fegato e rene, eseguiti con successo alle Molinette, durante il week end di Pasqua, ci rammentano che l’ospedale è per prima cosa un posto dove ci si reca quando si sta male, e dal quale si spera di uscire vivi e magari guariti. Secondariamente, l’ospedale è un centro di potere, pieno di passacarte, con alcuni abusatori d’ufficio ed arraffatori di mazzette. Sorprende favorevolmente che, mentre quasi tutti si abbuffavano vergognosamente, come per prepararsi al letargo invernale, alcuni medici, infermieri e tecnici abbiano lavorato per molte ore, salvando delle vite umane. Vuol dire che nel marasma molinettiano, che costa cifre inverosimili alla collettività, esistono ancora medici, infermieri e tecnici che fanno il loro mestiere. Temevamo che gran parte dei medici si fosse completamente votata alla politica, alla ricerca spietata di collocazioni di potere. C’è gente che i partiti li ha girati tutti, sperando di imbroccare quello buono. Avevamo paura che quasi tutti gli infermieri ed i tecnici facessero il possibile per accedere alla categoria Ds, per allontanarsi sempre più dalle loro onorate professioni. Ci permettiamo quindi di suggerire a chi verrà alle Molinette, come prossimo direttore generale, di considerare che la nostra mission è quella di guarire la gente, bene ed in fretta. Tutto il resto è chiacchiera da burocrati. Dobbiamo ridurre i tempi d’attesa, non complicare gli affari semplici. Rendere nuovamente scorrevoli le procedure che i dirigenti hanno voluto ingarbugliare, per giustificare la loro esistenza in vita. Tagliare drasticamente tutte quelle boiate che si chiamano dipartimenti, e servono principalmente a pagare di più un tot di direttori. Ridurre all’osso le strutture complesse, dato che quelle che lo sono davvero ammontano a cinque o sei. Le altre producono un sacco di fumo, per depistare gli inseguitori. Spiace veramente molto notificare a decine di direttori e dirigenti che, in una organizzazione seria, loro potrebbero al limite lavorare in staff con la direzione generale. Aumentiamo gli incentivi ai cinquemila o seimila non mariuoli delle Molinette, azzerando quell’ottantina di posizioni organizzative che il nostro amato dottor Giunta ha posto in essere in anni di indefesso lavoro.

giovedì 18 marzo 2010

TRADOTTI NELLE PATRIE GALERE

48 milioni di appalti taroccati, e loro cadono dalle nuvole! Quando si dice "punta dell'iceberg"! L'indagine è partita con la mazzetta da 52mila euro, ma ora si scopre che quello che stava sotto era mille volte tanto! Giunta, Galanzino e C. su quale albero si trovavano, mentre Chiaro "movimentava"? La collettività strapaga la cosiddetta "direzione strategica" perché sia responsabile di ciò che avviene nella cosiddetta "azienda", non perché si stupisca e s'indigni. Noi possiamo indignarci, loro dovrebbero vergognarsi! Galanzino ci costa 231mila euro annui, per deliziarci con le sue infelici dichiarazioni alla stampa ed alla tv: "è il migliore ufficio tecnico con il quale io abbia avuto a che fare"! Chissà gli altri!! Giunta e Davini ci costano 368mila euro l'anno; il collegio sindacale, che vigila attentamente su tutte le delibere e le determine, ce ne costa 98mila. Tutti assieme ci costringono a sborsare 700mila euro ogni anno, per sentirci dire "ci ha traditi tutti"? Questa sarebbe un'azienda? Ci vengono a raccontare che nessuno si era accorto della puzza di bruciato. Il minimo che possiamo consigliare alla direzione strategica è di cambiare mestiere. Lungi da noi difendere Chiaro, ma direttori di grado pari e superiore al suo non potevano non sapere. Ci sono state segnalazioni in tempo utile, da parte di chi era preposto a segnalare? Cosa si intente per "paletti" aggirati da Chiaro. Piantiamola di raccontarci frottole: non ha fatto tutto da solo. Ai tempi di Odasso, pagarono solo lui e Rosso, mentre gli altri ne uscirono a testa alta: questa non è mafia, è peggio! Nel 2006, fecero fuori la Tabasso, per lasciare tutto in mano a Chiaro. La fecero fuori con una campagna di stampa, orchestrata da una ben definita parte politica. Forse perché la Tabasso mangiava e faceva mangiare pochissimo sulla legge Merloni (progettisti interni fasulli).

venerdì 12 marzo 2010

MAZZETTE DI DESTRA E DI SINISTRA


La ricomparsa della Finanza alle Molinette ci rassicura sul fatto che la Procura di Torino non sia in mano alle “toghe rosse” di berlusconiana definizione. La Procura organizza visite alle Molinette almeno dai tempi di Odasso, quindi riserva medesima attenzione alla destra ed alla sinistra. Sebbene definire “di sinistra” certi soggetti produca un massiccio rivoltarsi nelle tombe di antichi compagni. "Abbiamo usato 5mila euro della manutenzione per finire l'asilo nido destinato ai figli dei dipendenti", dice Galanzino. Peccato che solo dirigenti e medici possano permettersi di pagare quella retta mensile, che tra l'altro è appena aumentata. Alla faccia del compagno! "Ma questo ufficio tecnico resta il più efficiente che abbia mai visto all'opera nella mia lunga carriera". Probabilmente anche la Procura e la Finanza la pensano così, per quel che concerne "all'opera" ed "efficiente". Come spiegare l'operaismo al contrario, che induce un'amministrazione sinistrorsa a lasciare che gli operai si estinguano? Ci è giunto un suggerimento, che sottoscriviamo: con il milione di euro speso per rimuovere l'amianto dal sottotetto del S.Vito, si potevano assumere dieci operai per quattro anni, e risparmiare svariati milioni. Evidentemente però la parola d'ordine del politicante di ogni tinta è spendere; tanto i debiti saranno ripianati dai contribuenti. Galanzino dovrebbe sapere che alla SC Tecnico “progettano” anche la manutenzione, ed i progettisti non sono mai meno di sedici alla volta! La manutenzione si programma semmai, ma progettarla addirittura? A proposito di appalti mazzettari, facciamo notare come, in assenza di controlli, sia facile far vincere i soliti amici: basta giocare al ribasso più assurdo. Tanto loro si guarderanno bene dal rispettare gli accordi sottoscritti. Un esempio: la Gemeaz dovrebbe garantire personale a sufficienza, ma non lo fa, e nessuno la richiama.


domenica 7 marzo 2010

DECRETO SALVA ELEZIONI

Grande scalpore ha suscitato l'intervento di Napolitano a sostegno del decreto legge con il quale Berlusconi rimette in gioco la Polverini e Formigoni. Il capo dello Stato, la cui giacca è stata strattonata da una parte e dall'altra, ha scritto sul sito della presidenza della Repubblica che erano in gioco due beni di pari dignità: il rispetto delle regole ed il diritto dei cittadini al voto. A dire la verità, implicitamente Napolitano afferma che il secondo diritto sia prevalente. Il decreto legge, che Napolitano ha firmato, viene presentato come interpretativo, pur essendo di fatto un'innovazione legislativa. Alcuni costituzionalisti, evidentemente sinistrorsi, hanno subito gridato all'incostituzionalità. Di Pietro vorrebbe defenestrare Napolitano, mediante impeachment. Resta da chiarire se detta defenestrazione del capo dello Stato, propria dell'ordinamento USA, esista anche in Italia. Qualche supporter ad oltranza sulle facoltà mentali dell'ex magistrato potrebbe rispondere che Di Pietro, essendo stato pubblico ministero, conosce le leggi. Detto ottimista ad oltranza dovrebbe ricordare che dietro a Di Pietro c'era il pool di Mani Pulite, composto da cinque o sei veri laureati in legge. Di Pietro era ed è un sbirro, ed è meglio che non parli di cose che non capisce. Napolitano, ex comunista, ha capito che bisognava tapparsi il naso. Potevamo mica andare a votare con liste che avrebbero premiato il PD per abbandono dell'avversario? Se Napolitano avesse detto “arrangiatevi”, ed avesse mollato la patata bollente ai TAR di Lombardia e Lazio, allora sì che i giudici si sarebbero trovati nell'occhio del ciclone. Napolitano ha capito che un presidente PD forse ci poteva stare nel Lazio, ma non in Lombardia. Gli avrebbero reso la vita difficile, se non impossibile. Riammettendo le liste del PDL, che non erano state correttamente depositate, Napolitano ha sancito la predominanza del diritto sostanziale su quello formale. Il diritto formale si può sempre cambiare, in qualunque momento, e la gente non si indignerà più di tanto. Il diritto formale la gente non lo conosce e se ne frega di conoscerlo. I giuristi non sono eletti dal popolo, i politici sì, ed il capo dello Stato è il politico che ha messo d'accordo il maggior numero di parlamentari. Forse il povero Bersani porterà in piazza qualcuno, ma solo in una giornata festiva o prefestiva, possibilmente primaverile, perché i pochi lavoratori che gli danno ancora retta gli altri giorni lavorano, a differenza dei politici. Ma se Bersani dovesse portare la gente in piazza contro il decreto legge di Berlusconi, la porterà in piazza anche contro il suo compagno di partito Napolitano. Il presidente della Repubblica è fatto di una pasta diversa dai D'Alema, Fassino, Bersani e simili; Napolitano sa usare la testa, ed ha fatto quel che doveva. Finanche Fini, che sproloquia sempre a proposito ed il più delle volte a sproposito, ha dato ragione a Napolitano e, tappandosi il naso, a Berlusconi. Tutto il casino è partito quando le liste sono sono state presentate con firme fasulle e fuori tempo. Come mai? Pare che nel PDL si giochi al massacro, e Berlusconi dovrà spaccare qualche testaccia maledetta. Il nostro vantato sistema istituzionale non è a prova di stupido, se è possibile che si inceppi per cretinate come le firme di presentazione ed un ritardo non così spaventoso. Le firme di presentazione sono un pro forma cretino: chi poteva dubitare che il PDL intendesse partecipare elle elezioni regionali in Lombardia, dove spadroneggia, e nel Lazio, dove gli avversari hanno perso la presidenza per una storia di trans? Le firme di presentazione avrebbero un senso per partiti nuovi, non presenti nel parlamento nazionale e nei consigli regionali a cui ci si riferisce. Dovrebbe bastare una e-mail, da parte di Berlusconi, di Bersani, di Casini, di Di Pietro, per creare automaticamente liste per PDL, PD, UDC e IDV.